…. si, ma nelle altre parrocchie..

E’ la frase che spesso i volontari della chiesa si sentono dire quando fanno accomodare le persone in chiesa nei posti contrassegnati per poter pregare in sicurezza, invitano all’igenizzazione della mani, indicano chiaramente la porta dell’uscita da usare.

L’accordo tra Conferenza Episcopale Italiana e Governo Italiano per la gestione per ridurre i rischi da contagio da SARS-CoV—2 parla chiaro:

  • durante l’accesso DEVE essere rispettata la distanza di 1,5 metri;
  • è necessario igenizzarsi le mani all’ingresso e tenere sempre indossata la mascherina che copra naso e bocca;
  • entrata ed uscita DEVONO essere porte diverse e ben indicate;
  • NON è possibile accedere alla chiesa con sintomi influenzali/respiratori o in presenza di temperature corporea pari o superiore a 37,5° (da misurare a casa);
  • NON è possibile accedere al luogo della celebrazione a coloro che sono state a contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti;
  • la distanza tra fedeli di “diversi nuclei familiari” nei banchi/sedie DEVE essere almeno di 1 metro;
  • durante il movimento per ricevere la comunione, seguire le indicazioni dei volontari e mantenere sempre la distanza di sicurezza;

Ci rendiamo conto che in questa situazione non è facile vivere con estrema serenità, ma è necessario sapersi adattare alle indicazioni che servono per la salvaguardia della salute di tutti.

Non ha senso fare confronti con il bus, il treno, i negozi, i bar, i ristoranti, la scuola, etc…

Le norme da seguire in chiesa sono quelle per l’accesso e la permanenza in chiesa, e non altre.

Nelle chiese dove tutto è possibile (si entra e si esce da dove si vuole, ci si siede dove si vuole, si tocca ovunque, nessuno ci dice cosa fare e come metterci) spesso e volentieri è perchè NON viene adottata nessuna precauzione, tutto a scapito di coloro che si recano in chiesa a pregare. E’ una falsa libertà, perchè in tali situazioni il rischio di contagio è molto molto più alto.

Aiutiamoci in questa situazione ancora difficile, per poter pregare insieme con maggiore serenità e sicurezza.

don Andrea e il gruppo dei volontari

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