Avvento di Accoglienza 2021

Un vaccino per “noi”

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Solidarietà per i più deboli e la nostra sicurezza camminano assieme

Oggi meno del 2% dei 3 miliardi di dosi somministrate a livello globale sono arrivate in Africa.

Lancet” (rivista scientifica inglese in ambito medico) ha calcolato che se un vaccino costa 1 euro ne serviranno 12 perché venga realmente inoculato (costo personale, mezzi trasporto, catena del freddo…) cifra che nessun paese africano può sopportare da solo.

Ci sono 3 validi motivi perché s’intervenga per vaccinare il mondo intero:

  • 1 di cuore: si chiama solidarietà umana
  • 2 etico: la salute deve essere globale
  • 3 altruismo interessato: più il virus corre nei continenti e meno noi possiamo stare tranquilli perché continuerà a mutare e bucare le difese immunitarie.

Ecco perché lo slogan “un vaccino per noi”.
Davanti a un’emergenza globale, l’unica risposta possibile deve essere globale.

L’Africa non può restare esclusa.

L’intervento di Medici con l’Africa Cuamm è di supporto ai servizi sanitari locali che già fragili prima della pandemia, ora rischiano di crollare. Ci affianchiamo a loro per aiutarli a distribuire le dosi dalla capitale fino alle aree rurali del Paese.

Al centro del nostro intervento c’è l’operatore sanitario: va tutelato e formato, affinchè continui a garantire parti, visite e tutti i servizi sanitari essenziali alle comunità. Sono medici, infermieri, ostetriche, operatori di supporto. Sono loro il cuore attorno cui ruota tutto il sistema sanitario di un paese.

Servono azioni concrete: per potenziare e organizzare i trasporti, formare il personale, adeguare ed equipaggiare le strutture per la vaccinazione.

Il nostro impegno è di portare il vaccino prima di tutto a loro.

Vaccinazione a Rumbek in Sud Sudan

Rumbek, in Sud Sudan nell’ospedale in cui opera il Cuamm, il 14 giugno, è stato ufficialmente aperto un Punto vaccini contro il Covid-19. Un sogno che si realizza. Davvero il vaccino, dalla capitale Juba, è arrivato in una delle zone più periferiche a 418 chilometri, a sei ore di fuoristrada se le percorri in auto. Il Centro vaccini di Rumbek non ha nulla dei centri occidentali, che siamo abituati a vedere, è una semplice tenda, allestita con delle sedie di plastica, qualche tavolo e dei semplici separatori. Ma è tantissimo, è tutto quello che serve. La gente attende il suo turno, in file ordinate, distanziati, ognuno con la mascherina in volto e con un foglio di carta in mano.
La prima campagna vaccinale si è conclusa dopo un mese esatto, il 16 luglio sono finite le dosi nell’ospedale di Rumbek, di Cueibet e di Yirol.
C’è stato un forte sforzo, non solo nell’organizzare nel giro di pochi giorni una campagna vaccinale, ma soprattutto di mobilitazione, per far conoscere alla gente l’importanza del vaccino.
Oltre al personale ospedaliero è stata data la precedenza al personale della polizia e militare, sono state coinvolte alcune scuole e insegnanti.
Visto il successo della prima campagna, ad inizio settembre è stata lanciata la seconda per somministrare la seconda dose di vaccino Astrazeneca a coloro che l’avevano ricevuta a giugno in ospedale e siamo riusciti a contattate anche le persone che avevano ricevuto la prima dose al vaccination point.

Ora sta avendo luogo la terza campagna vaccinale con il vaccino Jhonson e Jhonson.

Cuamm in collaborazione con il Ministero della salute ha deciso di non fermarsi agli ospedali di Rumbek e Cueibet ma di aprire 3 vaccination point per contea, in modo da raggiungere anche i luoghi più remoti. Ora abbiamo attivi 15 vaccination points sparsi nelle health facility circostanti Rumbek.

La sfida si fa ancora più impegnativa a livello organizzativo, ma sta nel nostro ideale di Cuamm cercare di arrivare davvero fino all’ultimo miglio, per dare a tutti la possibilità di vaccinarsi.

Rebecca Tosi

Centro vaccinale di Rumbek